IL GOHONZON
a cura del Rev. Senchu Murano
1. Analisi del termine 'Gohonzon''Go' è un semplice prefisso onorifico; 'Hon' significa 'basilare,
fondamentale, originario, primario o supremo'; 'Son' o 'zon' vuol dire 'degno di onore o di venerazione'. 'Honzon' significa, dunque, 'Colui che è supremamente degno di venerazione', o 'l'oggetto di culto'. Tuttavia, il termine 'oggetto di culto' è troppo freddo e privo di risonanze emotive, e non rappresenta in modo adeguato il Gohonzon, che adoriamo come 'Colui che è supremamente degno di venerazione' in tutto il mondo.
2. Il Gohonzon del Buddhismo di NichirenNel Buddhismo di Nichiren, il Buddha Eterno e Originario è Uno
con la figura storica del Buddha Shakyamuni: il Gohonzon è appunto questa 'sintesi'.Il Buddha Shakyamuni ottene la Buddhità nel più remoto passato. Prima di lui non vi fu alcun Buddha: egli fu il primo Buddha, il Buddha Originario. Tutti gli altri Buddha del passato, del presente e del futuro sono sue emanazioni. Il Buddha stesso afferma nel "Sutra del Loto" ("The Lotus Sutra", a cura di Senchu Murano, pp. 242-243): "E' così lungo il numero di kalpa che sono trascorsi da quando ottenni la Buddhità... Durante questo tempo ho dato a me stesso molti nomi...Ho manifestato repliche di me stesso in molti sutra, e mie trasformazioni in altri."
La Persona storica del Buddha Shakyamuni altro non è che il Buddha Originario: "Gli dei, gli uomini e gli asura del mondo credono che io abbia abbandonato il palazzo degli Shakya, mi sia seduto nel luogo dell'illuminazione, non lontano dalla città di Gaya, ed abbia ottenuto Anuttara-samyak-sambodhi più di quarant'anni fa. In verità, sono trascorsi molti...miliardi di kalpa da quando sono divenuto il Buddha." ("Sutra del Loto", p. 241).
Il Buddha Originario viene chiamato 'Shakyamuni', poiché questo è il nome del Buddha Storico. L'Originario Buddha Shakyamuni è eterno: "Io non morirò mai. Sarò sempre qui ad esporre il Dharma." ("Sutra del Loto", p.246). Il Buddha rimane in eterno per salvarci; e per noi è preferibile essere consapevoli della Sua eternità, se cerchiamo in Lui la salvezza.
3. La statua dell'Eterno Buddha SakyamuniE' lecito venerare una statua del Buddha Shakyamuni, considerandola come quella del Buddha Eterno. Nichiren portò sempre con sé una statuetta del Buddha, a cui rendeva culto come all'Originario ed Eterno Buddha Shakyamuni. E' tuttavia necessario avere un criterio per distinguere una statua dell'Eterno Buddha Shakyamuni da quelle venerate da chi non conosce, o non si cura di tale natura 'originaria' ed 'eterna' del Buddha. Nichiren raccomandò talvolta di utilizzare un gruppo di statue: il Buddha Shakyamuni accompagnato dai Quattro Bodhisattva - Jogyo, Muhengyo, Jogyo
(che si differenzia dal primo per i caratteri, sia sanscriti che cinesi, che ne compongono il nome) e Anryugyo -, i quali, secondo il "Sutra del Loto", sono i principali discepoli dell'Originario Buddha Shakyamuni. Venerare un gruppo di statue non era certamente un'idea nuova: molte altre scuole buddhiste lo facevano già. Ma dottrine sempre più intricate e oscure avevano reso incerti i confini fra le varie scuole, e minacciavano la supremazia dell'Eterno ed Originario Buddha Shakyamuni. Nichiren ritenne che il modo migliore di rappresentarLo fosse quello di adottare il Daimoku come
simbolo della Pura Terra del Buddha Originario, il Puro Mondo di Saha.
4. Il Daimoku'Daimoku', o 'Odaimoku', è ormai un termine di uso corrente. 'O' è
un prefisso onorifico, mentre 'daimoku' significa 'titolo'. 'Daimoku' sta a indicare 'Namu Myoho Renge Kyo'. 'Namu' deriva dal sanscrito 'namas', che significa 'sia reso onore': fu tradotto in cinese con 'kimyo', che significa 'dedico la mia vita'. In giapponese, viene usato il più delle volte come un prefisso onorifico. 'Myoho Renge Kyo' è il titolo di una versione cinese del "Saddharma-punda- rika-sutra". 'Saddharma' significa il 'Vero Dharma' o il 'Dharma Meraviglio- so'; 'pundarika' vuol dire 'bianco loto', mentre 'Kyo' significa 'sutra'. 'Myoho Renge Kyo' può essere abbreviato in 'Hokekyo' ('Hokkekyo' per le scuole di Nara), 'Myohokekyo', 'Myohokke' o 'Hokke'. 'Myoho Renge Kyo' viene tradotto in italiano "Sutra del Loto del Dharma Meraviglioso", o più semplicemente "Sutra del Loto". Quando viene usato come formula da recitare, 'Myoho Renge Kyo' non è più il semplice titolo di un sutra, ma si identifica col Dharma Meraviglioso. In questa sua accezione, 'Myoho Renge Kyo' non dovrebbe essere abbreviato né tradotto in nessun'altra lingua.
5. Il mondo fantastico del "Sutra del Loto"La Pura Terra dell'Originario ed Eterno Buddha Shakyamuni è un'immagine favolosa del "Sutra del Loto". Una fantasia può non essere reale, ma talvolta si rivela lo strumento più efficace per rappresentare una verità: è proprio questo, infatti, che rende immortali opere come il "Sogno di una notte di mezza estate" di Shakespeare e "Milky Way Railroad Train At Night" (?) di Miyazawa Kenji.La narrazione fantastica del "Sutra del Loto" inizia con la storia del Buddha Prabhutaratna (Molti-Tesori, Taho): "Molti kalpa orsono, in un mondo chiamato Puro-Tesoro, che si trova molto lontano, ad est del Mondo di Saha, viveva un Buddha chiamato Taho. Il Buddha Taho conosceva il Dharma Meraviglioso, ma non lo insegnava, poiché riteneva che il Dharma Meraviglioso dovesse essere insegnato da un Buddha capace di emanare tanti Buddha simili a lui quanti sono i mondi nell'universo, di inviarli in questi mondi e di esporre il Dharma Meraviglioso in un sutra chiamato "Sutra del Loto". Il Buddha Taho decise di attendere l'avvento di questo Buddha, per testimoniare la veridicità del "Sutra del Loto" da lui insegnato.
Taho chiese ai suoi discepoli di costruire uno stupa, dove avrebbero dovuto deporlo dopo la sua morte. I discepoli ubbidirono; e, dopo il Parinirvana del Buddha Taho, ne composero il corpo nella postura di meditazione e lo chiusero nello stupa. Un Buddha è in grado di vedere, udire, parlare, e perfino di muoversi dopo il suo Parinirvana. La sola cosa che un Buddha del passato non può fare è esporre il Dharma: deve accontentarsi di udire il Dharma insegnato da un Buddha vivente.
Taho scrutò ogni angolo dell'universo per molti kalpa, finché trovò il Buddha tanto atteso: il Buddha Shakyamuni del Mondo di Saha - che si trovava lontano, ad ovest del suo mondo - emanava molte repliche di se stesso, le inviava in tutti i mondi dell'universo ed esponeva il "Sutra del Loto". Il Buddha Taho, pieno di gioia, si apprestò a recarsi nel Mondo di Saha. Fece muovere lo stupa, che volò nei cieli sopra innumerevoli mondi e raggiunse infine il cielo sottostante il Mondo di Saha. Allora lo stupa si innalzò, attraversò da sotto il Mondo di Saha e si librò nel cielo sopra il Picco dell'Aquila. Il Buddha Taho rivolse lo stupa verso Shakyamuni, e, dall'interno, gli indirizzò parole di lode. Tutti i convenuti furono presi da stupore.
In loro rappresentanza, il Bodhisattva Daigyosetsu chiese a Shakyamuni: "Chi c'è nello stupa?" - "Il Buddha Taho", rispose Shakyamuni. Daigyosetsu pregò Shakyamuni di aprire la porta dello stupa, così che tutta la congregazione potesse vedere il Buddha appena giunto. Ma Shakyamuni rifiutò di farlo, dicendo che il Buddha Taho non avrebbe mai permesso a nessuno di aprire la porta dello stupa, a meno che un maestro del "Sutra del Loto" non avesse richiamato le sue emanazioni dai mondi delle dieci direzioni. Daigyosetsu pregò dunque Shakyamuni di richiamare le proprie emanazioni. Il Buddha Shakyamuni acconsentì, e proiettò un raggio di luce dalla sua fronte come un segnale. Scorgendo questa luce, i Buddha dei mondi delle dieci direzioni tornarono al loro mondo di origine, e si radunarono sul Picco dell'Aquila. Allora il Buddha Shakyamuni si librò in aria, e aprì la porta dello stupa. Il Buddha Taho si spostò a sinistra per consentire a Shakyamuni di sedersi, e gli chiese di unirsi a lui. Shakyamuni entrò nello stupa, e si sedette alla destra del Buddha Taho.
Alla vista dei due Buddha seduti l'uno accanto all'altro nello stupa
sospeso nel cielo, la congregazione provò il desiderio di trovarsi vicino a loro. Leggendo nelle loro menti, Shakyamuni li sollevò nel cielo sotto lo stupa.Poi il Buddha Shakyamuni annunciò che avrebbe trasmesso il "Sutra del Loto". Udendo ciò, molti Bodhisattva pregarono Shakyamuni di trasmetterlo a loro; ma egli si rifiutò, dicendo: "Intendevo dire che avrei trasmesso questo sutra a qualcuno, ma non a voi. Non ho bisogno di voi. Ho già scelto coloro ai quali trasmetterò questo sutra."
Detto ciò, innumerevoli Bodhisattva emersero dai quattro angoli del Mondo di Saha. Le quattro schiere dei Bodhisattva, simili ad eserciti, erano guidate rispettivamente da ciascuno dei Quattro Bodhisattva: Visistacaritra (Jogyo), Anantacaritra (Muhengyo), Visuddhacaritra (Jogyo) e Spratisthitacaritra (Anryugyo). Tutti i Bodhisattva emersi dalla terra si innalzarono in cielo, e salutarono il Buddha Shakyamuni con la cortesia dei discepoli nei confronti
del maestro: "Siamo molto felici di incontrarti di nuovo. Sei in buona salute?" Shakyamuni rispose loro: "E' una grande gioia, per me, vedere la vostra felicità nell'incontrarmi ancora."
La congregazione fu sorpresa nello scorgere i nuovi venuti, emersi dalla terra, che salutavano Shakyamuni col rispetto e la cortesia dei discepoli.Interpretando i pensieri della congregazione, il Bodhisattva Maitreya chiese al Buddha Shakyamuni: "Chi sono costoro? Non li abbiamo mai visti prima. Devono essere rimasti nascosti sotto terra per lungo tempo. Tu sei più giovane di loro, poiché sei divenuto il Buddha poco più di quarant'anni fa. Ma questi, che sono più anziani di te, ti salutano col rispetto e la cortesia dei discepoli. E' molto strano. E' difficile credere che un grazioso venticinquenne dalle nere chiome possa indicare uomini centenari, dicendo: "Questi sono figli miei". Chi sono dunque i nuovi arrivati?" Il Buddha Shakyamuni disse al Bodhisattva Maitreya: "Tu credi che io abbia abbandonato il palazzo degli Shakya, mi sia seduto sul luogo dell'illuminazione e sia divenuto il Buddha più di quarant'anni fa; ma ti sbagli. Io divenni il Buddha nel più remoto passato. Questi Bodhisattva che sono
emersi dalla terra sono i miei discepoli, a cui io insegnai nel più remoto passato." Detto ciò, il Buddha Shakyamuni trasmise il "Sutra del Loto" ai Bodhisattva guidati da Visistacaritra. Poi discese dallo stupa e tornò sulla terra. Anche tutti gli altri scesero dal cielo, dove si trovavano. Il Buddha Shakyamuni pose la mano destra sul capo dei Bodhisattva, e disse: "Adesso trasmetterò a tutti voi il "Sutra del Loto". Propagatelo con tutto il cuore."
Il Buddha Shakyamuni si volse verso lo stupa nel cielo, e disse:
"Che i Buddha siano dove desiderano essere. Che lo stupa torni dov'era."
[Così termina la narrazione favolosa del "Sutra del Loto".]
6. La descrizione di Nichiren del Puro Mondo di Saha
Nel "Kanjin-honzon-sho", Nichiren delineò l'immagine simbolica del Puro Mondo di Saha: "Nel cielo sopra il Mondo di Saha del Maestro Originario vi è uno stupa colmo di tesori. Lo stupa colmo di tesori racchiude, come un reliquiario, il "Myoho Renge Kyo", ai lati del quale siedono il Buddha Shakyamuni e il Buddha Prabhutaratna. Accompagnano Shakyamuni, l'Onorato dal Mondo, i Quattro Bodhisattva guidati da Visistacaritra. I quattro Bodhisattva, fra cui Manjusri e Maitreya, siedono su seggi posti più in basso, come attendenti del Buddha Shakyamuni. Tutti gli altri Bodhisattva, maggiori o minori, siano essi i discepoli del Shakyamuni Storico o Bodhisattva venuti da altri mondi, siedono in terra, come nobili e dignitari rispettati dai loro sudditi. I Buddha delle dieci direzioni siedono in terra, per dimostrare che essi sono emanazioni del Buddha Shakyamuni, e che i loro mondi sono riflessi del mondo del Buddha Shakyamuni."
7. Il Mandala
Nichiren raffigurò il Puro Mondo di Saha sotto forma di un Mandala
('Mandala' significa 'cerchio'), e lo chiamò "Dai-mandara" o il "Grande Mandala". Noi lo chiamiamo, correntemente, Omandara o Mandara. Nell'immagine del Puro Mondo di Saha descritta nel "Kanjin-honzon-sho", tutti i Bodhisattva sono al seguito del Buddha Shakyamuni: nessuno accompagna Prabhutaratna. Per mantenere l'equilibrio del Mandala, Nichiren spostò alcuni Bodhisattva dalla colonna di sinistra a quella di destra, come se essi fossero al seguito di Prabhutaratna. Nichiren aggiunse al Mandala alcuni esseri viventi, in rappresentanza degli abitanti del Puro Mondo di Saha:
1. Santi del Buddhismo Theravada, come Sariputra e Maha-Kasyapa, a cui nel "Sutra del Loto" viene predetta la futura Buddhità.
2. Cakravartiraja (il 'Re che fa girare la Ruota', Tenrin-jo-o), e il re
Ajatasatru, in rappresentanza dei discepoli laici.
3. Devadatta, che era stato discepolo del Buddha Shakyamuni, e che poi lo tradì: nel "Sutra del Loto" viene predetta anche la sua futura Buddhità.
4. Celebri sapienti che propagarono il "Sutra del Loto": l'indiano Nagarjuna, i cinesi Tendai Daishi e Myoraku Daishi, e il giapponese Dengyo Daishi.
5. Dei e semidei: gli indiani Brahman, Mara, Sakra, i Re Celesti delle Quattro Direzioni (Shitenno), Surya, Candra, Aruna, Asuraraja, Nagaraja, Hariti e le dieci raksasa; e i giapponesi Tensho Daijin e Hachiman Daibosatsu.
6. Due divinità del Buddhismo esoterico: Acalanatha (Fudo) e Ragaraja (Aizen), sotto forma dei loro simboli sanscriti.
8. L' Omandara Gohonzon
Il Gohonzon venerato dai buddhisti Nichiren è l'Eterno Buddha Shakyamuni. Il Mandala è solo una raffigurazione del Puro Mondo del Gohonzon: non si identifica col Buddha Eterno. Tuttavia, per vari motivi - accademici e convenzionali -, si usa attribuire il titolo onorifico di 'Gohonzon' al Mandala stesso:
1. Per i Giapponesi sarebbe poco rispettoso nominare direttamente un personaggio di rango superiore, o qualcosa di sacro: al posto del nome, viene usato quello del luogo dove la persona risiede, o dove l'oggetto viene conservato. "Dono", suffisso onorifico che viene apposto ad un nome di persona, significava in origine 'residenza': 'il Palazzo Imperiale', ad esempio, implica l'Imperatore. Nello stesso modo, per indicare il Buddha Eterno, viene chiamato 'Gohonzon' il Mandala.
2. Nel "Kanjin-honzon-sho", Nichiren pose il Daimoku fra i due Buddha come simbolo del Puro Mondo di Saha. Il simbolismo era molto importante al tempo di Nichiren: per distinguersi fra loro, numerose famiglie guerriere avevano adottato cimieri, stendardi e insegne di foggia particolare. Nichiren ritenne che il Daimoku fosse il simbolo più adatto a caratterizzare il suo Buddhismo, mentre tutte le altre scuole erano più o meno connesse al Nembutsu.
Tuttavia, il Daimoku inscritto al centro del Mandala è così vistoso e
imponente da mettere in ombra gli esseri che lo circondano, perfino lo stesso Buddha Shakyamuni. Da tale peculiarità del Gohonzon ebbe origine il culto del Daimoku, con il quale venne a identificarsi il Gohonzon medesimo. Alcuni asserirono che tutti i Buddha, incluso Shakyamuni, i Bodhisattva e gli altri dignitari, così come gli dei e i semidei inscritti nel Mandala, fossero semplicemente 'al seguito' del Daimoku. Questa opinione trovò largo seguito fra il popolo giapponese, fondamentalmente politeista.
3. Il Mandala scritto su un foglio di carta è facilmente deperibile,
soggetto a logorarsi e lacerarsi. Fu dunque necessario trovare un materiale più resistente per conservare il Mandala, che venne infatti sostituito con statue di legno o di metallo. Tale scelta venne favorita anche per un altro motivo: al fine di restituire dignità all'Originario ed Eterno Buddha Shakyamuni, messo in ombra dal Daimoku del Mandala, si ritenne opportuno incoraggiare l'adorazione di un gruppo di statue composto dal Buddha e dai Quattro Bodhisattva.
Lo spirito 'pionieristico' di Nichiren, tuttavia, trova la sua migliore
espressione nel Mandala. Poiché il Mandala può essere inscritto ovunque, e in breve tempo, esso costituisce lo strumento più idoneo per la propagazione.
Il Daimoku, da solo, può sostituire il Gohonzon: si tratta allora
dell' "Ippen-shudai-no-honzon", che significa 'il Gohonzon del Solo
Daimoku'. Il Daimoku è il simbolo dei Tre Tesori del Buddhismo di
Nichiren: l'Originario ed Eterno Buddha Shakyamuni, Uno col Buddha Shakyamuni storico; il Dharma Meraviglioso dell'Uguaglianza di Tutti gli Esseri Viventi; e il Samgha capeggiato dal Bodhisattva Visistacaritra, il Primo e Principale Discepolo dell'Originario Buddha Shakyamuni. Scorgendo il Daimoku inscritto su un vessillo, uno stendardo o una stele di pietra, vi si può immediatamente riconoscere il Buddha, ricevendo così la protezione del suo messaggero, Nichiren Shonin, reincarnazione del Bodhisattva Visistacaritra, Jogyo Bosatsu.9. Un esempio di un Gohonzon scritto da Nichiren
Un esempio di un Gohonzon scritto da Nichiren, custodiato dal tempio Myôhonji, Kamakura.
Legenda delle iscrizioni sul Gohonzon (pp. 30-32):
1. Dai Jikoku Tenno: Dhrtarastra, il Re Celeste dell'Est.
2. Namu Muhengyo Bosatsu: il Bodhisattva Anantacaritra.
3. Namu Jogyo Bosatsu: il Bodhisattva Visistacaritra.
4. Namu Taho Kyorai: il Tathagata Prabhutaratna.
5. Namu Myoho Renge Kyo.
6. Namu Shakamuni Butsu: il Buddha Shakyamuni.
7. Namu Jogyo Bosatsu: il Bodhisattva Visuddha.
8. Namu Anryugyo Bosatsu: il Bodhisattva Supratisthitacaritra.
9. Dai Bishamon Tenno: Vaisravana, il re Celeste del Nord.
10. Simbolo sanscrito di Fudo Myo-o, o Acalanatha Vdyaraja.
11. Dai Nittenno: Surya, il dio del Sole.
12. Dairokuten Ma-o: il re Mara del Sesto Cielo, Mara.
13. Dai Bontenno: Maha Brahman.
14. Namu Sharihotsu Sonja: il venerabile Sariputra.
15. Namu Yaku-o Bosatsu: il Bodhisattva Bhaisajyaraja.
16. Namu Monjushiri Bosatsu: il Bodhisattva Manjusri.
17. Namu Fugen Bosatsu: il Bodhisattva Samantabhadra.
18. Namu Miroku Bosatsu: il Bodhisattva Maitreya.
19. Namu Dai Kasho Sonja: il Venerabile Mahakasyapa.
20. Shakudaikannin Dai-o: Sakra Devanam Indra, Sakra, Taishakuten.
21. Dai Gattenji: Candra, il dio della Luna.
22. Myojo Tenji: Aruna, il dio delle Stelle.
23. Simbolo sanscrito di Aizen Myo-o, o Ragaraja Vidyaraja.
24. Daibadatta: Devadatta.
25. Ashura-o: Asura-raja, il re Asura.
26. Tenrin Jo-o: Cakravartin.
27. Ajase Dai-o: il re Ajatasatru.
28. Dai Ryu-o: Naga-raja, il Re Drago.
29. Kishimojin: Hariti, "Madre-di-demoni-bambini", femmina di yaksa che protegge i fanciulli.
30. Jurasetsunyo: le dieci raksasas.
31. Namu Tendai Daishi: Chigi (538-597 d.C.), studioso cinese della scuola Tendai.
32. Namu Ryuju Bosatsu: Nagarjuna (II secolo d.C.), studioso indiano del Buddhismo Mahayana
33. Namu Myoraku Daishi: Tannen (717-782 d.C.), studioso cinese della scuola Tendai.
34. Namu Dengyo Daishi: Saicho (767-822 d.C.), fondatore della scuola giapponese Tendai.
35. Dai Komoku tenno: Virupaksa, il Re Celeste dell'Ovest.
36. "Questo Grande Mandara fu rivelato per la prima volta nel Jambudvipa poco più di duemiladuecentoventi anni dopo la morte del Buddha."
37. Tensho Daijin: una divinità giapponese (del sole).
38. Firma di Nichiren.
39. Hachiman Dai Bosatsu: una divinità giapponese.
40. Dai Zocho Tenno: il Re Celeste del Sud.
41. Il terzo mese del terzo anno di Koan, Kanoe-tatsu (1280).
Note:
1. I nn. 14 e 19 sono santi del Buddhismo Theravada.
2. I nn. 31, 32, 33 e 34 sono famosi saggi che propagarono il Sutra del Loto.
3. I nn. 1, 9, 35 e 40 sono i cosiddetti 'Shitenno', ovvero 'Re Celesti
delle Quattro Direzioni'.
4. I nn. 10 e 23 sono i simboli sanscriti di due divinità del Buddhismo esoterico.
© 1997 - Nichiren Shu Overseas Propagation Promotion Association