Soya Nyudo Dono Gohenji

Risposta a Soya Nyudo Dono

composta a 54 anni, al Tempio Kuonji sul Monte Minobu

 

Ti mando la parte di Chogyo (1) del capitolo Hoben che ti ho scritto, che dovresti recitare insieme alla porzione di Jigage (2) che ti avevo già inviato.

Ogni ideogramma di questo sutra è il corpo di un Buddha vivente di suprema illuminazione. Noi però, guardando questo sutra con gli occhi dei comuni mortali, vediamo solo gli ideogrammi. Per spiegarti meglio, ti darò un esempio. Gli spiriti affamati (3) vedono il fiume Gange come fuoco, gli esseri umani lo vedono come acqua mentre gli esseri celesti lo vedono come il dolce nettare di amrita. (4) L'acqua, però, è sempre uguale. Viene solo vista diversamente da ogni individuo secondo la propria capacità karmica.

Una persona cieca non riesce a vedere gli ideogrammi di questo sutra; gli occhi dei comuni mortali li vedono soltanto come delle parole scritte; gli uomini dei due veicoli di Shomon e Engaku (5) vi vedono la vacuità, i Bodhisattva li vedono come innumerevoli porte che conducono al Dharma. I Buddha percepiscono ciascun ideogramma come un Buddha Sakyamuni d'oro. Questo è il significato della frase "Soku ji Busshin" - chi custodisce [la fede e la pratica di questo sutra], acquisisce il corpo del Buddha. (6)

Chi pratica a casaccio con idee preconcette, sbagliate, oppure influenzate da pregiudizi, (7) distrugge questo sutra. Quindi, stai molto attento, e senza pensieri estranei, aspira solamente con tutto il cuore alla Pura Terra del Picco dell'Avvoltoio. (8) Una frase dal Sutra Rokuharamitsu (9) afferma che si deve diventare maestro della propria mente (10) e non lasciare che la mente diventi il proprio maestro. Ti spiegherò di più quando ci incontreremo.

Rispettosamente,

Nichiren (con firma in stile Ka'o)

Nel mese di marzo del dodicesimo anno di Bun'ei (1275)

A Soya Nyudo Dono (11)

 

Note:

(1) Chogyo: La parte in prosa del 2° capitolo (Hoben, "Mezzi abili") del Sutra del Loto.

(2) Jigage: La parte in versi della 2ª metà del 16º capitolo (Juryo, "Durata della vita del Tathagata") del Sutra del Loto.

(3) Spiriti affamati: Preta in sanscritto, Gaki in giapponese, tradotto anche come fantasmi affamati. Persone che risiedono e soffrono nel regno infernale di avidità. Il mondo degli spiriti affamati (Gaki-Kai) è anche il 2° dei 10 mondi di Ichinen Sanzen.

(4) Amrita: una parola sanscrita che significa letteralmente "immortalità", tradotto "Kanro"in giapponese, il dolcissimo nettare di ambrosia, bevanda degli dei nell'antichissima India. Nella tradizione cinese, si spiega che piove amrita quando si raggiunge la pace nel mondo. Quando nacque il Buddha Sakyamuni, si dice che piovve nettare di Amrita.

(5) Shomon e Engaku: Shomon sono quelli che hanno ascoltato direttamente le parole del Buddha. Engaku significa Pratyekabuddha, il sentiero di un "Buddha privato" o "persona illuminata solitaria" - che ha ottenuto un certo livello di illuminazione (non completa) e non insegna ad altri, tiene la sua saggezza e i meriti solo per se stesso, e non cerca di salvare gli altri.

(6) Soku ji Busshin: Dalla frase "Shi kyo dai ichi. Nyaku u no ji, soku ji Busshin" che significa: "Questo sutra è supremo. Se esiste uno che riesce ad abbracciare [la fede e la pratica di questo sutra], nel custodire [questo sutra] acquisisce il corpo del Buddha.", brani finali in versi del 11° capitolo (Ken Hoto, "Osservando lo Stupa Ingioiellato") del Sutra del Loto.

(7) Il termine utilizzato nella frase originale è "byakken". "Byaku" di "byakken" significa avere pregiudizi, essere influenzato negativamente, erroneo, cattivo, non vero, deviato e contorto. "Ken" vuol dire vedere, punto di vista, e modo di guardare. Quindi, in modo da trasmettere il significato totale del termine e non limitarlo, la frase è stata tradotta con diversi aggettivi: "idée preconcette, sbagliate, oppure influenzate da pregiudizi".

(8) Picco dell'Avvoltoio: In sanscrito Gridhrakta, e in giapponese Gishakussen oppure Ryojusen. Una di 5 colline o piccole montagne che circondano l'antica città di Rajagriha, nella zona di Bihar nel nordest d'India. Sulla cima di questa collina, il Buddha Sakyamuni predicò tantissimi insegnamenti, incluso il Sutra del Loto. Questa collina ha preso il nome probabilmente o dalla sua forma a becco di avvoltoio, oppure perche una volta tanti avvoltoi ci vissero. Il Picco dell'Avvoltoio viene a volte chiamato anche Monte Picco dell'Avvotoio, oppure in alcune recenti traduzioni Picco dell'Aquila, ed anche Sacro o Santo Picco dell'Avvoltoio.

(9) Il Sutra Rokuharamitsu: Il Sutra dei Sei Paramita, un'abbrevazione del titolo più lungo di: Daijo Rishu Rokuharamitta Kyo, il Sutra sui Principi Mahayana dei Sei Paramita.

(10) Mente: Il termine utilizzato nella frase originale è "shin", letteralmente "cuore", e significa anche: mente, pensieri, motivo, spirito, mentalità, idée, emozioni, sentimenti, attenzione, sincerità, interesse, umore, intenzione e volontà.

(11) Soya Nyudo Dono (1224-1291): Il destinatario di questa lettera è uno dei primi e principali credenti laici di Nichiren Daishonin. Abitò nella zona di Katsushika nella provincia di Shimosa, vicina al villaggio di nascita di Nichiren, e fu suo coetaneo. Il suo nome formale è Soya Jiro Hyoe-no-jo, ma viene riferito anche come Soya Kyoshin. Nyudo è un titolo che significa una persona che ha preso i voti del clero ed è "entrato nella Via", ma non vive nel tempio e non rinunciando alla vita mondana, continua a vivere nella propria casa con la sua famiglia, un cosìdetto prete laico. Soya Kyoshin si convertì agli insegnamenti di Nichiren Daishonin e diventò un suo seguace nel 1260, assieme Toki Jonin e Ota Jomyo. Soya Kyoshin poi diventò un monaco con il nome di Horen Nichirai, e costruì i due templi di Ankokuji e Horenji. Ha ricevuto un totale di 7 lettere da Nichiren Daishonin. Nell'anno in cui questa lettera è stata composta, Soya Kyoshin ha osservato un cerimonia per il 13° anniversario della morte di suo padre. In occasione di questa cerimonia guidato da Nichiren Daishonin, Soya Dono ha inviato un'offerta al Fondatore. Questa lettera, quindi, era una risposta da Nichiren Daishonin alla sua lettera e alla sua offerta.

 

(tradotto dal testo originale con note, a cura del Rev. Shoryo Tarabini, 25 agosto 2007)

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